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Anna Poerio

ALBERO GENEALOGICO DI ALESSANDRO E CARLO POERIO

Albero genealogico della famiglia Poerio, ramo di Marano di Napoli

La famiglia Poerio è di stirpe normanna. Il cognome appare in Italia all’inizio sotto forma di Boherio o Boverio, ma già un ramo di esso si era distinto, con il nome di Beauvoir, in Francia sotto Carlo Magno e, come riporta Giovanni Fiore da Cropani, fu così illustre in quel regno che Odoardo, “signore di ampissima contea, ebbe la privanza di re Luigi VII, e Riccardo suo nipote fu generalissimo dell’arme portate da re e santo Luigi IX in Oriente contro de’ Turchi”.

Nelle Puglie i Poerio vennero con Guglielmo il Normanno, ai tempi della seconda crociata e di li poi passarono in Calabria. Nell’anno 1168 Alboisio Poerio era signore della città di San Marco, città del cosentino, ed offrì a Guglielmo il Buono sette suoi vassalli per l’impresa di Terra Santa. Si ha notizia di un Pietro Poerio Normanno, feudatario di S. Marco, che fu il primo a stabilirsi nella città di Trischine, detta poi Taverna; altri si stabilirono a Cosenza, a Crotone, a Catanzaro e a Napoli ed ovunque godettero i privilegi del patriziato.

Giovanni Fiore da Cropani, nel Seicento, scriveva in proposito:
“Oggidì la famiglia si trova diramata nelle più celebri città della provincia, nelle quali la vi portarono i molti officiali passati a quelle, come Catanzaro, Crotone, Reggio, Cosenza, Belcastro, Policastro, e anche fuori da provincia, singolarmente in Napoli. Ne’ quali luoghi fu sempre la medesima: cioè splendida”. Lungo i secoli la famiglia Poerio fu insignita di vari feudi e privilegi, tra cui i feudi di Rocca e Poerio, Belcastro, Cardito e Feroleto, Altamura, Andali, Cerva, Coturello, Sanmarco e Scalpa. Ebbe la baronia della Gazzella e di Belcastro, la signoria di S. Marco e di Pompoiano (presso Taverna), la commenda di Feroleto e il baliaggio di Catanzaro.

Come scrive Benedetto Croce, essa “aveva amministrato la cosa pubblica, dato lungo i secoli dotti, prelati, qualche uomo d’arme, qualche santo”. Tra i Poerio vi furono, infatti, anche uomini “chiarissimi in santità, dottrina e prelature”. La città di Taverna conserva le reliquie di San Falco eremita, il quale nacque verso la metà dell’anno Mille presumibilmente dalla famiglia Poerio. Il beato Pietro Poerio, “il cui corpo lungo tempo mandò un miracolosissimo liquore dalle sue beatissime ossa”, fu compagno di San Francesco e fu venerato per i suoi miracoli fin dal 1220 nella città di Crotone.

Nel 1419 Nicola Poerio fu investito della metà del feudo di Poerio di Bardella. Il D’Amato racconta che Ferdinando d’Aragona con privilegio del 1466 concesse a un Pietro Poerio la Bagliva di Catanzaro. Durante la dominazione degli Aragonesi i Poerio ebbero dignità e onori sommi; nel 1456, con decreto del 25 aprile, Alfonso I d’Aragona nominò Gualtiero Poerio Presidente della Regia Camera della Sommaria di Napoli. Suo figlio Pietro venne chiamato “Magnificus et Miles” e nel 1470 fu nominato governatore di Rossano dal re Ferdinando “cum potestate substituendi e nel 1472 in Nicotera con li medesimi titoli e preminenze”. Nel 1518 Raimondo Poerio, valente zoologo, fu vescovo di Belcastro. Nei lunghi ed aspri conflitti fra la città di Catanzaro e la città di Taverna per il primato del Vescovato, ebbe grande parte Niccolò Poerio, capo dell’Università di Taverna, che era tenuto in grande considerazione da Carlo V, Re di Napoli.

Ferdinando Poerio della città di Taverna, “creato dottore in Legge, equite aureato” e “dichiarato nobile de’ quattro proavi materni e paterni”, fu familiare e commensale dell’imperatore Carlo V, il quale gli conferì il cavalierato aureo, la nobiltà S.R.I. e l’aggiunta delle armi di Borgogna alle sue armi gentilizie, trasmissibili a tutti i suoi discendenti maschi e femmine in infinito con diploma dell’8 gennaio 1538 da Vagliadolid.

Come riporta sempre Giovanni Fiore da Cropani, “una mano de’ signori di questa famiglia professarono l’une e l’altre Leggi, e n’esercitarono varie cariche: Lattanzio giudice nell’Amantea l’anno 1520, e dopo di lui Raone suo fratello, e alquanto prima di detto tempo Girolamo, come poi nel 1554 Gio. Battista e in Cosenza Ferrante. Gio. Paolo avvocato de’ primarii in Napoli l’anno 1598, del quale fè onorando raccordo Michele Gizzio”.

Sin dal secolo Sedicesimo si annoverano nella famiglia Poerio numerosi cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta, tra cui si ricordano Orazio (Priorato di Capua dal 1588), Scipione, Gregorio Cesare “commendatore di questa religione, e per quella ambasciatore a’ Veneziani”, Pietro Domenico e Ortensio (Gran Croci).

Alcuni suoi appartenenti, Carlo, Francesco e Girolamo, furono Cavalieri di S. Giacomo. Nel 1620 Odoardo Poerio fu letterato e poeta, scrisse vari carmi ed opere sceniche. Nel 1634 Domenico Poerio, dotto medico e storico, scrisse: I tre seggi della città di Taverna. Nell’anno 1605, il 3 agosto, Girolamo Poerio U.J.D. fu “creato da Pietro Borgia d’Aragona, principe di Squillaci e governatore della real razza delle province di Calabria, auditore della medesima”.

Nel 1690 Bonaventura Poerio, cappuccino, fu definitore dell’Ordine, sommo teologo ed oratore; stampò varie opere, delle quali ci restano solo: Controversiae Moralis, in IV vol. - Observationes exactae in expositoribus regulae FF. Minorum. – De opinione dilecta in materia moralis. Bonaventura Poerio, al secolo Biagio Ottavio Annibale, nato a Taverna (Catanzaro) nel 1648, fu arcivescovo di Salerno dal 1697 al 1722.

Nel 1719 Giuseppe Poerio, cavaliere di Malta, sposò Giulia Marincola dei baroni di San Calogero. Il loro figlio primogenito di nome Annibale si unì in matrimonio con Maria Schipani. Essi ebbero cinque figli, il primo dei quali si chiamava Carlo, il quale sposò la cugina Gaetana Poerio, del ramo dei baroni di Belcastro. Dal loro matrimonio nacquero: Giuseppe, Leopoldo, Alfonso, Raffaele, Antonia, Maria Teresa ed altri figli che morirono giovanissimi. Giuseppe Poerio (1775-1843), Barone di Belcastro, sposò nel 1801 Carolina Sossisergio e dal loro matrimonio vennero al mondo: Alessandro (1802-1848), Carlo (1803-1867) e Carlotta (1807-1867).

Fu questo ramo della famiglia Poerio che per circa un secolo diede prova indiscussa di amor di patria, abnegazione, onestà morale ed intellettuale partecipando operosamente alla grande epopea risorgimentale.
I Poerio sacrificarono generosamente i loro averi, i loro affetti più cari, la loro libertà ed alcuni di essi anche la vita per il trionfo dell’Italia, libera, indipendente ed unita.

Citazioni tratte da: Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria Illustrata, a cura di U. Nisticò, Rubettino, 2001.

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