Associazione culturale fondata nell'anno 2001

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Anna Poerio

Carlo Poerio, fratello minore di Alessandro, insigne patriota e uomo politico napoletano, conosciuto in Italia e in Europa per il suo alto impegno civile e politico, che lo vide coinvolto in prima linea nel processo di liberazione ed unificazione della nostra penisola.

Nato a Napoli il 13 ottobre 1803, nel 1816, dopo la Restaurazione Borbonica a Napoli, seguì il padre in esilio a Firenze, dove fu ammesso al corso di declamazione all’Accademia di Belle Arti. Tornato a Napoli nel 1819, fu di nuovo costretto, con i suoi familiari, ad andare in esilio, dapprima a Gratz, nel 1821, poi, nel 1822 a Trieste ed, infine, nel 1823 a Firenze.

Nel 1828 egli fece ritorno, insieme alla madre e alla sorella Carlotta, a Napoli, dove diresse lo studio legale del padre e divenne uno dei maggiori esponenti del partito liberal - moderato napoletano, avendo come obiettivo la trasformazione della monarchia borbonica in monarchia costituzionale.

Ma, a causa dei suoi ideali costituzionali, egli fu perseguitato ed imprigionato dalla polizia borbonica, che lo riteneva elemento sospetto, sebbene egli fosse nettamente avverso ai moti del modello mazziniano: fu imprigionato nel novembre 1837, nel marzo 1844 e nel settembre 1847. Nel 1848 fu incaricato dal sovrano Ferdinando II di redigere il programma della Costituzione e fu dapprima Direttore di Polizia e, successivamente, Ministro della Pubblica Istruzione nel Governo Costituzionale di Napoli.

Dimissionario, dopo gli avvenimenti del 15 maggio, fu deputato nella Camera eletta il 1° luglio (e sciolta il 12 marzo 1849) e mantenne buone relazioni con Ferdinando II, dal quale poté ottenere mitigazioni di condanne per i patrioti implicati nei moti di Calabria. Nel 1849, accusato da un falso testimone di appartenere alla setta dell’Unità italiana, fu imprigionato nelle carceri giudiziarie della Vicaria e patì per dieci anni la condanna nelle carceri borboniche (Nisida, Ischia, Montefusco, Montesarchio).

L’accusa contro il Poerio era ingiusta ed infondata, ma si volle mantenerla per comprendere nel processo la più alta personalità di parte liberale. Il suo ingiusto processo scandalizzò l’Europa intera e molti uomini politici e letterati sia italiani che stranieri si interessarono al suo caso. Gladstone si recò a fargli visita nel carcere di Nisida ed il poeta francese V. Hugo lo citò in alcuni suoi versi: “Batthyani, Sandor, Pöerio, victimes! Pour le peuple et le droit en vain nous combattimes!” (Carte d’Europe, Les Châtiments, Jersey, nov. 1852).

Nel 1859 fu, infine, condannato, insieme ad altri suoi compagni liberali, tra cui il Settembrini, il Pironti ed il Castromediano, all’esilio in America: il 19 febbraio fu imbarcato sul piroscafo Stewart, ma fortunatamente, grazie all’intervento del figlio del Settembrini, Raffaele, imbarcatosi sotto mentite spoglie, venne fatta deviare la rotta della nave che doveva deportarlo in America e così egli ed i suoi compagni sbarcarono a Queenstown, in Irlanda. Da lì, insieme agli altri esuli, si diresse a Londra. Durante la sua permanenza a Londra, Carlo Poerio ebbe colloqui con il Gladstone, il Palmerston, il Russel ed altri uomini di stato inglesi.

Ritornato in Italia, si stabilì a Torino. Il 25 marzo 1860 marzo venne eletto, ad Arezzo e Livorno, deputato al Parlamento Subalpino. Verso la fine di ottobre tornò a Napoli. Il 23 novembre, con decreto luogotenenziale, fu nominato vicepresidente della Consulta Generale nelle province napoletane.

Nel 1861, presidente del circolo elettorale cittadino, candidato al 3° Collegio di Napoli e al Circolo Elettorale di Catanzaro, alle elezioni del 27 gennaio venne eletto Deputato al primo Parlamento del Regno d’Italia. Cavour lo invitò ad accettare la nomina di Ministro del Governo Centrale, ma egli rifiutò l’incarico. Dopo le elezioni politiche nazionali, tornò a Torino, dove il 18 febbraio si riunì il primo Parlamento nazionale ed il 17 marzo venne dichiarato costituito il Regno d’Italia. Il 18 marzo Carlo Poerio fu eletto Vice-Presidente della Camera dei Deputati. Il 20 marzo, insieme al Ricasoli, al Farini ed al Rattazzi, fu chiamato a Consulta dal Sovrano per esprimere il proprio parere sulle condizioni del nuovo Regno e su quelle dell’ex Regno borbonico.

Nel 1865 tornò a Napoli in occasione delle elezioni politiche del 22 ottobre e fu eletto nel II Collegio di Napoli. Nel 1866 partì da Napoli alla volta di Firenze, dove fu trasferita la sede del Parlamento, per prendere parte ai lavori della Camera.

Fortemente debilitato nel fisico dalle malattie contratte durante la prigionia, morì a Firenze nella casa dell’amico Ferdinando Fonseca il 28 aprile 1867. Alla Camera dei deputati la commemorazione del Poerio accomunò esponenti dei due rami del Parlamento ed il Pesidente Adriano Mari, così commemorò la sua morte: “La morte di Carlo Poerio lascia un gran vuoto in mezzo a noi ed a questa Italia, per la quale tanto patì. Ci rimane l’eredità dei suoi esempi. Custodiamola gelosamente. Ci servirà di conforto e di guida nell’adempimento dei doveri verso la patria”.

Le spoglie mortali di Carlo Poerio arrivarono a Napoli il 3 maggio; con esse c’erano un’urna contenente il suo cuore ed un’altra contenente l’effige in cera del suo volto. Nella Basilica di S. Francesco di Paola fu celebrato il rito funebre alla presenza di una delegazione di deputati, tra i quali il Massari, il D’Ayala, il Crispi, il Pisanelli ed autorità civili e militari. Il feretro di Carlo Poerio fu provvisoriamente riposto nel cimitero di Napoli nella cappella De Siervo. Il suo cuore, custodito in un’urna di cristallo, fu collocato per sempre in un monumento eretto nel recinto degli uomini illustri. Dopo alcuni giorni il corpo del defunto Patriota fu trasportato a Pomigliano d’Arco e tumulato nella cappella gentilizia degli Imbriani – Poerio, dove riposava anche Carlotta Poerio.

La Cappella Imbriani - Poerio, dove riposano anche P.E. Imbriani ed i suoi figli, fu dichiarata Monumento Nazionale con R. D. n.° 65 del 23 gennaio 1930.

Poesia a Carlo Poerio

Articolo in memoria di Carlo Poerio del 1867

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